PUNTARE SU ISTRUZIONE E FORMAZIONE SIGNIFICA CRESCITA E SVILUPPO PER UN PAESE E PER LA PERSONA: L’UE NE È CONSAPEVOLE

Sembra pleonastico ma non lo è per tutti: un elevato livello di istruzione e formazione professionale (IFP) garantisce a un Paese sviluppo e crescita poiché non solo risponde alle esigenze dell’economia, ma offre anche a chi vi partecipa le competenze necessarie per uno sviluppo personale e di cittadinanza attiva. 

In tempi di pandemia, abbiamo ben compreso come la recessione economica rappresenti quasi un evento ineluttabile, ma nel quadro di una forte ripresa l’UE, dei fondi del Recovery fund per il periodo dal 2021 al 2027, ha destinato quasi 700 miliardi di euro proprio all’istruzione e alla formazione. 

Una somma ingente e di questa l’Italia ha destinato all’istruzione e ricerca (la cosiddetta Missione 4) 31,9 miliardi: il 17% delle risorse totali.

La politica dell’Unione, tra la fine degli anni ’80 e il 2000, ha messo le basi teoriche e normative per delineare il nuovo profilo dell’Istruzione fondandolo su una serie di elementi chiave: la formazione permanente; le cosiddette “competenze”; lo sviluppo delle TIC (Tecnologie per l’informazione e la comunicazione); l’autonomia scolastica. Elementi che, da allora, nel piano europeo assolvono a un preciso obiettivo: promuovere in maniera attiva e continuativa l’istruzione e la formazione professionale. L’arrivo del Recovery Plan non è stato altro che un’ulteriore conferma di questa necessità e, quindi, ha anche fortemente puntato sulla volontà di ampliare questo impegno rinnovando la cultura della formazione professionale e dell’istruzione continuativa a tutti i livelli. Una scelta che è indispensabile per affiancare il progetto UE verso la sostenibilità e per l’ampliamento delle piattaforme digitali e per migliorare l’apprendimento digitale. Perché questo si concretizzi, Enti locali, regionali e nazionali sono chiamati ad attivare e promuovere eventi, attività e programmi specifici per i giovani studenti di ogni ordine e grado così che si possano acquisire le competenze fondamentali all’avvio di una carriera soddisfacente, e che si realizzino le condizioni per poter acquisire, integrare e migliorare le skill. E soprattutto di svilupparne di nuove che serviranno a riqualificarsi e a raggiungere obiettivi esaustivi. 

Le frequenti trasformazioni tecnologiche, che investono repentinamente conoscenze e comportamenti, impongono all’istruzione di adeguarsi opportunamente alle innovazioni e in ugual misura tale adeguamento diventa indispensabile per tutta la popolazione, pena l’esclusione sociale. E questo non può essere possibile senza una formazione permanente, dove le competenze devono diventare qualcosa che va oltre il percorso degli studi e che invece attiene alle capacità dell’individuo a superarsi in campo professionale, alle attitudini sociali che sono fiducia in se stessi, indipendenza, propensione ad assumersi rischi. Ma soprattutto alla possibilità attraverso una formazione continua di migliorare l’adattamento del lavoratore alle evoluzioni del mercato del lavoro.  Tutto questo per sostenere prestazioni, competitività, ricerca e innovazione delle imprese e che sono essenziali per la politica sociale e del lavoro.

Il 24 novembre 2020 il Consiglio dell’Unione europea ha adottato una Raccomandazione  sull’istruzione e la formazione professionale per la competitività sostenibile, l’equità sociale e la resilienza e intende garantire che l’istruzione e la formazione professionale forniscano ai lavoratori sia giovani sia adulti anche in età avanzata le competenze per sostenere la ripresa dopo la COVID-19, nonché le transizioni verde e digitale, in modo socialmente equo. Si pone inoltre un forte accento sulla maggiore flessibilità dell’istruzione e della formazione professionale, sul rafforzamento delle opportunità per l’apprendimento e l’apprendistato basati sul lavoro e sul miglioramento della garanzia della qualità. Alla base di tutto questo c’è il Vocational Education and Training (VET), noto anche come Career and Technical Education (CTE) o come Vocational Training che rappresenta un complesso di direzioni verso quali ogni governo, ente e persona deve tendere per il miglioramento della qualità dell’istruzione e formazione professionale.  In questa visione dell’istruzione e della formazione il VET diventa perno fondante per il futuro sviluppo dell’Unione Europea, nonché un aspetto centrale per una politica sociale e occupazionale di successo.

Un perno che si snoda su tre punti: 

  • La Vocazione (vocational) è la necessità di concentrare l’azione di orientamento sulla valorizzazione delle affinità elettive, del talento e dei desideri dello studente.
  • L’Educazione (istruzione) consiste nel fornire ampie capacità di apprendimento per poter trasferire in più ambiti le proprie competenze e creare un personale percorso di carriera.
  • La Formazione (training) riguarda la possibilità di poter ricevere un riconoscimento sia a livello nazionale sia dall’azienda stessa, al fine di migliorare le abilità specifiche nel proprio lavoro.

Il VET è essenzialmente basato su due rami:

  1. Riguarda l’istruzione professionale iniziale (I-VET) che è quella svolta dagli studenti prima dell’inizio della vita lavorativa e quindi avviene in ambito scolastico oppure, secondo il sistema d’istruzione adottato nei diversi Paesi dell’UE, anche in centri specializzati per la formazione e nelle aziende. 
  2. Concerne la formazione continua (C-VET) che si svolge non appena finiti gli studi o all’inizio della vita lavorativa e che essenzialmente si svolge nei luoghi di lavoro aiuta ad acquisire nuove competenze nel proprio settore, a riqualificare o a promuovere uno sviluppo personale e professionale.

È chiaro che i percorsi VET puntino a una formazione fortemente professionalizzante capace di fornire a studenti e lavoratori le competenze e l’esperienza pratica necessarie per un lavoro specifico e di consentire alle persone di acquisire qualifiche spendibili per l’occupazione. Le statistiche ci dicono che in media, il 50% dei giovani europei di età compresa tra i 15 ei 19 anni partecipa all’I-VET a livello secondario superiore. Tuttavia, la media dell’Unione europea (UE) maschera differenze geografiche significative nella partecipazione che vanno dal 15% a oltre il 70%.

In tempi di recessione economica e di elevata disoccupazione giovanile, anche l’Italia si è posta come obiettivo strategico di rafforzare l’IFP e ampliare i programmi di tipo apprendistato. In un recente pacchetto politico, incentrato sul regime di garanzia per i giovani e sulle misure per ridurre la burocrazia per le imprese e promuovere la cooperazione tra imprese, si evidenzia proprio la necessità di collegare meglio l’istruzione e la formazione con il mercato del lavoro, di estendere i programmi di apprendimento sul lavoro, di garantire lo sviluppo professionale degli insegnanti e dei formatori e l’orientamento professionale. Questo servirà anche, se non soprattutto, ad aiutare la nostra economia e a dominare sia la transizione digitale sia quella ecologica. E a riprendersi dalla crisi indotta dal Coronavirus. 

Certo è che non possiamo dimenticare che nel nostro Paese, con un’impronta culturale fortemente umanistica, ancora oggi sono bassissime le percentuali di coloro che scelgono le cosiddette discipline scientifiche STEM (scienza, tecnologia, ingegneria e matematica) e che invece rappresentano un’occasione per progettare il futuro perché le competenze digitali saranno la chiave di volta per ogni professione dei prossimi anni. Tant’è che nel piano inviato a Bruxelles, queste materie godono di una maggiore attenzione all’interno dei curricula di tutti i cicli scolastici. E anche l’istruzione professionale non è ben vista in quanto considerata di minor valore e più consona a quei giovani considerati non brillanti negli studi. Tuttavia, l’importanza delle sfide professionali e le opportunità per l’IFP saranno cruciali nei prossimi anni per questo l’UE, sempre nel novembre del 2020 i ministri dell’istruzione e della formazione professionale degli Stati membri hanno approvato la Dichiarazione di Osnabrück  sull’istruzione e la formazione professionale quali fattori strategici per la ripresa e la crescita sostenibile dell’Unione. 

E se per molti giovani è difficile orientarsi nelle scelte post diploma il Gruppo Indipendente multinazionale, leader nell’ideazione e nello sviluppo di percorsi di comunicazione educativa e formativa (La Fabbrica) ha messo in campo un progetto didattico denominato WonderWhat  la prima piattaforma di orientamento scolastico in uscita dalla scuola secondaria di secondo grado, studiata e creata per i giovani che sono in cerca di una guida che li supporti e accompagni nelle scelte dopo il diploma, nell’individuazione e sviluppo del proprio talento per muovere i primi passi in un mondo che ancora non conoscono.

Ma gli strumenti finanziari a sostegno della politica in materia di istruzione e formazione messi a disposizione dall’UE sono molteplici dal programma Erasmus+  al Fondo Sociale Europeo (FSE) che costituisce un’importante leva finanziaria per l’IFP. Il tutto supportato dalle due Agenzie che affiancano il lavoro della Commissione nel campo dell’istruzione e della formazione professionale che sono il Centro europeo per lo sviluppo della formazione professionale (CEDEFOP) e la Fondazione europea per la formazione professionale (ETF). Pertanto, le possibilità di intervenire quanto prima sulla valorizzazione del capitale umano non mancano, mentre diventa ineludibile puntare sulla formazione che deve tornare a essere, come nella ripresa del secondo dopo guerra, un’opportunità e un ascensore sociale. 

Ines Caloisi

@inescaloisi

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