Studio e lavoro: abbattere il luogo comune che uno è conseguenza dell’altro

Mondo del lavoro e carriera scolastica sono alquanto diversi, può sembrare una considerazione ovvia ma non lo è affatto. La convinzione che ci fa credere “studio e poi lavoro” non è quasi mai e per nulla un passaggio immediato, in molti casi si rivela velocemente una mera illusione.

Studiare e lavorare sono attività molto diverse e sono molteplici i fattori che determinano tale scollamento che vanno tendenzialmente ricercati nella narrazione fatta da giornali, tv, radio, social network,  famiglia di provenienza, politica, cosa che induce e crea per lo più false aspettative, mettendo in relazione, diretta e consequenziale gli studi effettuati e mercato del lavoro. 

Tranne rari casi strettamente legati ad alcune professioni, il passaggio al mondo del lavoro non è assolutamente la conseguenza degli studi effettuati, ma ha bisogno invece di altre competenze quali elementi di leadership, qualità culturali e anche di quelle cosiddette soft skills che non sono certo riconducibili o di diretta conseguenza dei raggiungimenti ottenuti con i percorsi scolastici, formativi e/o universitari. 

Entrare nel mondo del lavoro richiede anche, se non soprattutto, una maturità di approccio rispetto a cosa viene richiesto dalla azienda che ci seleziona, nonché una capacità di sapersi presentare: non esistono regole generali ma occorre essere in linea con la posizione e lo stile dell’azienda per cui ci si propone, tenendo a mente per esempio che un lavoro creativo è diverso da un lavoro impiegatizio e quindi anche capire cosa ci può essere richiesto. E poi ci sono molte di quelle qualità extra scolastiche che si acquisiscono solo con le esperienze di vita, ma che il più delle volte determinano le scelte degli imprenditori stessi. 

L’obiettivo nella selezione del personale deve essere quello di trovare e collocare persone con caratteristiche adeguate alle richieste della strategia che un determinato lavoro comporta. In un mercato veloce dove sembra che manchi lavoro, molti imprenditori sono, invece, in difficoltà nel trovare il collaboratore giusto perché, oltre al titolo di studio, c’è bisogno nella persona del possesso di un insieme di qualità, competenze, caratteristiche, interessi e aspirazioni che devono allinearsi con quelle del gruppo aziendale. Ed è per questo che spesso si attiva uno scollamento tra domanda e offerta del lavoro. Le ragioni di questo scollamento sono profonde e hanno le loro radici nel nostro sistema educativo, famigliare, sociale ed economico. 

Sarebbe auspicabile che il sistema di istruzione, in particolare la formazione professionale nelle scuole secondarie e anche nelle università, oltre a fornire un’istruzione dovrebbe invece essere in grado di porre al centro una strategia per creare e valorizzare le competenze e tutta un’altra serie di propensioni e capacità individuali di cui l’economia e il mondo del lavoro ha bisogno. Altrimenti quel luogo comune che al “pezzo di carta” corrisponde la possibilità di un lavoro “adeguato” continuerà a creare inutili e false aspettative. Conoscere le lingue e l’inglese è indubbiamente un must, come avere un titolo di studio adeguato e continuare a formarsi, ma dobbiamo avere ben presente che non basta. Occorre anche sapersi raccontare in modo adeguato facendo emergere quelle caratteristiche che nessun titolo di studio potrà mai evidenziare, dimostrando voglia di crescere e interesse al percorso che ci si accinge a fare, cosa che spesso sono più importanti di qualsiasi curriculum scolastico. Ciò che conforta è che questo scollamento tra mondo scolastico e mondo del lavoro non è solo Italiano, è una crisi europea.

Quello che sta avvenendo anche attraverso i social è che solitamente ci si misura con storie e racconti per nulla realistici, i social appartengono anche a quella forma di modello identitario che tende a rimandare immagini e situazioni ad alto valore positivo ma che nulla o poco hanno di rispondente con la realtà. Sono per lo più dei falsi, degli artefatti che creano enormi aspettative o facili illusioni. Sono proprio queste quindi che possono facilmente essere disattese e disilluse. Così poi si tende ad adottare il facile escamotage di “consolazione”: lamentarsi e attribuire alla società, che pure ne ha, la responsabilità delle nostre sconfitte. 

Non esistono in questo senso le sconfitte se riusciamo a comprendere che quelle che riteniamo tali sono invece veri momenti di apprendimento e che ci permetteranno di rafforzarci. Un lavoro che possiamo fare per evitare proprio per evitare il malinteso titolo di studio=lavoro adeguato sta proprio nel rafforzare il proprio modo di reagire al mondo delle illusioni che la narrazione ordinaria costruisce ad arte. È importante, a mio avviso, capire che l’obiettivo da raggiungere è innanzitutto mettersi in gioco in modo aperto con la consapevolezza che le regole che governano la scuola, l’università, sono completamente diverse da quelle del mondo del lavoro. Tenendo conto anche che la maggior parte dei percorsi scolatici e universitari sono disallineati dalle richieste delle aziende e i programmi di studio restano molto teorici e poco applicabili rispetto ai posti di lavoro vacanti offerte dalle imprese. 

Questo disallineamento, noto come “skills mismatch” è causato in gran parte dal fatto che i docenti stessi non riconoscono scuola e università come luoghi che debbano preparare per il mondo del lavoro. DI fatto  l’istruzione e la formazione non forniscono le competenze richieste dal mercato del lavoro e al contempo l’economia non crea posti di lavoro che corrispondono alle competenze degli individui.

Per questo è fondamentale sviluppare quel senso di responsabilità, quella capacità di fare scelte, di essere e diventare adulti che nessuno può insegnare. 

Ines Caloisi

@inescaloisi

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