Soft Skills e competenze chiave per l’Europa: un nuovo mondo del lavoro

Nella cassetta degli attrezzi dell’impara l’arte e mettila da parte il saper fare nel mondo del lavoro è ovviamente indispensabile. Ma anche il saper esser conta. Oggi molto più di ciò che si possa credere. Le nostre attitudini, quelle che spesso non possono essere “certificate”, ma che attengono a delle capacità personali relative alla comunicazione, ai comportamenti e che caratterizzano il modo in cui ci si pone nel contesto lavorativo, oggi nel curriculum assumono un valore aggiunto.

Sono le Soft Skills e vengono distinte dalle Hard Skills che sono quelle prettamente tecniche e professionali. Conoscerle ed essere consapevoli dell’importanza e del ruolo che hanno le Soft skills diventa invece una vera e propria Hard skills. Rispetto a queste sono molto più difficili da sviluppare perché rappresentano il risultato del nostro background sociale e culturale. Sono per lo più il frutto di comportamenti ed esperienze vissute che afferiscono all’ambito personale e professionale e non ci sono scuole che possano insegnarle.

L’adattabilità al lavoro in team, la puntualità nelle consegne, l’essere multitasking, la proattività, la corretta gestione dei conflitti e dell’emotività, l’empatia, il tenere testa allo stress sono solo alcune di quelle peculiarità che appartengono alla sfera delle attitudini individuali e non ce n’è una più importante delle altre.  Singolarmente o insieme rappresentano un valore aggiunto di tipo interpersonale ed economico sia per un singolo professionista che per le aziende.

Sono preziose e vanno, ad esempio, inserite correttamente e con il giusto risalto nel curriculum perché possono fare la differenza nell’avere maggiori chance di ottenere il ruolo che si desidera o anche una promozione.

Da circa 10 anni, in ambito europeo, le organizzazioni moderne danno sempre maggiore valore alle Soft Skills rispetto a quanto accadeva nel passato e ora sono considerate quasi alla stessa stregua delle Hard Skills, soprattutto nella selezione del personale.

Bisogna rilevare che la pandemia di Covid 19 ha anche avuto un profondo impatto su milioni di persone nell’UE per la perdita di lavoro e di reddito. Questo ovviamente porterà moltissime persone a dover acquisire nuove competenze e altre, per mantenere il proprio lavoro, dovranno migliorarle. La forte accelerazione impressa dal digitale sta modificando profondamente il mondo e il mercato del lavoro, scalzando vecchie professioni e imponendo nuove professionalità. I professionisti che le aziende cercano non sono più solo coloro capaci di svolgere la mansione che gli viene richiesta, sono quelli che la svolgono molto meglio di un altri. In questo frangente si collocano le Soft Skills e rappresentano lo stile lavorativo di una persona: il modo in cui svolge i compiti e il ruolo assegnati, il suo stile personale a prescindere dalle Hard Skills che sono le conoscenze e le qualifiche che una persona possiede.

Le Soft Skills sono quelle forme di abilità che l’UE ha inserito nelle competenze chiave. Già nel 2006 il Parlamento e il Consiglio europeo avevano approvato una Raccomandazione relativa alle competenze chiave per l’apprendimento permanente e nel 2018 sono state pubblicate quelle nuove, dove emerge con chiarezza il diritto fondamentale per ogni individuo a sviluppare queste competenze.  Esse rappresentano proprio quella combinazione di conoscenze, abilità e atteggiamenti che diventano indispensabili per affrontare sia i cambiamenti in atto sia quelli che si preannunciano all’orizzonte.

Gli Stati membri dell’UE sono infatti chiamati a sostenere il diritto a un’istruzione, a una formazione e a un apprendimento permanente di qualità e ad assicurare a tutti le opportunità di sviluppare le competenze chiave. Sono otto quelle individuate nel documento

  • Competenza alfabetica funzionale
  • Competenza multilinguistica
  • Competenza matematica e competenza in scienze, tecnologie e ingegneria
  • Competenza digitale
  • Competenza personale, sociale e capacità di imparare a imparare
  • Competenza in materia di cittadinanza
  • Competenza imprenditoriale
  • Competenza in materia di consapevolezza ed espressione culturali

e sono definite come “quelle di cui tutti hanno bisogno per la realizzazione e lo sviluppo personali, l’occupabilità, l’inclusione sociale, uno stile di vita sostenibile, una vita fruttuosa in società pacifiche, una gestione della vita attenta alla salute e la cittadinanza attiva”. Si sviluppano, secondo quanto riportato nel documento europeo, in una prospettiva di apprendimento permanente, dalla prima infanzia a tutta la vita adulta, mediante l’apprendimento formale, non formale e informale in tutti i contesti, compresi la famiglia, la scuola, il luogo di lavoro, il vicinato e altre comunità.

Le competenze chiave sono considerate tutte di pari importanza e ognuna di esse contribuisce a una vita fruttuosa nella società. Possono essere applicate in molti contesti differenti e in combinazioni diverse. Si sovrappongono e sono interconnesse; gli aspetti essenziali per un determinato ambito favoriscono le competenze in un altro. Elementi quali il pensiero critico, la risoluzione di problemi, il lavoro di squadra, le abilità comunicative e negoziali, le abilità analitiche, la creatività e le abilità interculturali sottendono a tutte le competenze chiave.

Nel 2020 la Commissione europea ha lanciato un Patto per le abilità: un modello di impegno condiviso tra tutti gli Stati membri per lo sviluppo di queste competenze. Le autorità nazionali, regionali, locali, le imprese, i lavoratori, le parti sociali, le organizzazioni intersettoriali e settoriali, i fornitori di istruzione e formazione, le camere di commercio e i servizi per l’impiego hanno tutti un ruolo chiave da svolgere per sostenere e agire concretamente per migliorare e reskill le persone in Europa.

Questo patto rappresenta la prima mossa fondamentale messa in campo nell’ambito dell’Agenda europea per le competenze  ed è strettamente connesso al pilastro europeo dei diritti sociali .

I principi chiave contenuti nel patto sono:

  • Promuovere una cultura dell’apprendimento permanente per tutti
  • Costruire solide partnership di competenze
  • Monitoraggio della domanda/offerta di competenze e anticipazione del fabbisogno di competenze
  • Lavorare contro la discriminazione e per l’uguaglianza di genere e per le pari opportunità

E da quest’anno la Commissione europea sostiene i firmatari del Patto con dei servizi dedicati e degli specifici finanziamenti a sostegno, che speriamo siano pienamente utilizzati. È necessario che ogni Paese faccia un massiccio investimento nelle competenze, perché l’UE oltre a sostenere economicamente la ripresa l’UE  con queste azioni sta dando priorità anche agli investimenti nelle persone e nelle loro competenze. Perché le competenze chiave e le abilità di base sono estremamente importanti e necessarie a tutti per la realizzazione e lo sviluppo personali, l’occupabilità, l’inclusione sociale e la cittadinanza attiva.

Per questo la Commissione europea aiuta gli Stati membri a rafforzare le abilità di base e le competenze chiave per tutti i cittadini, facilitando l’apprendimento reciproco e lo scambio delle migliori pratiche.

A seguito della pandemia molte persone avranno la necessità di riqualificarsi professionalmente o di perfezionare le competenze che già possiedono, per adattarsi ai cambiamenti del mercato del lavoro causati dalla crisi che ha pesantemente colpito diversi settori.

Si dovranno necessariamente migliorare e adeguare “le competenze per l’occupazione”, che sono quelle che permettono alle persone di trovare un posto di lavoro sulla base di un’analisi solida del fabbisogno di skills e di un’offerta formativa moderna e dinamica che si collega direttamente alle esigenze del mercato del lavoro.

Le competenze chiave diventano quindi fondamentali persupportare la ripresa post Covid-19 e per riuscire a far fronte alle sfide imposte dai cambiamenti demografici, dalla duplice transizione verde e digitale che sta trasformando il nostro modo di lavorare e vivere.

Ines Caloisi

@inescaloisi

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