Stati Membri e Regioni : metodo di assegnazione dei fondi UE

I fondi UE relativi alla politica di coesione (politica che l’Unione Europea mette in campo per ridurre le disparità di sviluppo fra le regioni degli Stati membri e per rafforzare la coesione economica, sociale e territoriale) sono assegnati secondo il criterio denominato NUTS (nomenclatura delle unità territoriali della statistica) in Italia le nostre 20 regioni. 

Il metodo di assegnazione dei fondi UE si basa sulla cosiddetta “formula di Berlino’’ adottata dal Consiglio europeo nel 1999, che prevede sistemi di calcolo diversi per la ripartizione dei fondi nelle tre categorie di regioni: regioni meno sviluppate, in transizione e più sviluppate. Si tratta di una metodologia basata sulla differenza tra il PIL pro capite di una regione e la media UE,  tenendo conto del livello di disoccupazione, densità della popolazione e, per le regioni più avanzate, dal  livello di istruzione. 

L’obiettivo di fondo è rispecchiare l’evoluzione delle disparità socio-economiche, continuare a destinare risorse nelle regioni che devono recuperare i ritardi di sviluppo, concentrare i fondi sugli Stati meno sviluppati rafforzando anche il sostegno alle regioni in transizione industriale. Il criterio del PIL pro capite resta la base prevalente di riferimento (peserà per l’81%), ma ne vengono aggiunti tre nuovi. Il primo è il mercato del lavoro che vale il 15%: disoccupazione giovanile, livello di istruzione basso, andamento demografico. Il secondo riguarda i cambiamenti climatici che pesano l’1%: emissioni di gas a effetto serra nei settori non compresi nel sistema di scambio delle quote di emissione. Il terzo riguarda i migranti e vale il 3% (valore che l’Italia considera troppo basso): si tratta dell’immigrazione netta di cittadini non comunitari (non si conteggiano i migranti sbarcati). 

Allo Stato attuale gli Stati membri meno sviluppati (PIL pro capite inferiore al 75% della media Ue nel 2015): Bulgaria, Grecia, Estonia, Croazia, Lettonia, Lituania, Ungheria, Polonia, Romania). In Italia le regioni meno sviluppate sono Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia.  Stati moderatamente sviluppati/in transizione (PIL pro capite tra il 75% e il 90% della media Ue): Repubblica Ceca, Cipro, Portogallo, Slovenia, Slovacchia. In Italia le regioni in transizione sono Abruzzo, Molise e Sardegna. 

Stati più sviluppati (Pil pro capite superiore al 90% della media Ue): Belgio, Danimarca, Germania, Irlanda, Spagna, Francia, Italia, Lussemburgo, Malta, Olanda, Austria, Svezia, Finlandia, Regno Unito). In Italia le regioni più sviluppate sono Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria, Lombardia, Provincia Autonoma di Bolzano/Bozen, Provincia Autonoma di Trento, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Marche e Lazio. 

Ines Caloisi

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